Il potere della parola ‘femmina’

Sono stanca che l’essere femmina sia usato come giustificazione per tutte le cose brute fatte dalle donne. Invece, non ho mai sentito nessuno usare la medesima espressione quando una donna fa una cosa bella e importante. In fatti, il concetto di femmina racchiude tante di quelle connotazioni negative che mi sento addoloratadentro ogni volta che qualcuno la usa.

Ma, a chi importa il dolore di una donna, di una femmina?

Non è soltanto la connotazione negativa (a tale riguardo vi invito a leggervi la definizione di femmina nel dizionario online Treccani), ma la generalizzazione implicita, che azzera ogni segno di diversità e di individualità, che mi infastidisce. Quando qualcuno cerca di capire una situazione o comportamento attraverso della lente femmina (o maschio) si chiude la possibilità di capire la complessità del momento, rimanendo in superficie.

L’invito quindi è quello di smettere con il modo semplicistico di spiegare le cose, facendo invece riferimento agli aspetti culturali e sociali, al contesto, alla personalità, tra altre cose.

Usare l’espressione femmina, ad esempio l’ha fatto perché è femmina, è un modo facile di chiudere una conversazione giudicata poco importante, o quando non si ha voglia di ascoltare chi si ha davanti. L’essere femmina spiega tutto, è come un tappo che non lascia respirare il contenuto del barattolo, è rassicurante oltretutto, perché spiega con facilità cose complesse, è facile da usare per chi vuole risparmiare energia.

Però, lo so per esperienza, è una espressione offensiva, denigrante e che danneggia l’autostima di una Donna. È il linguaggio patriarcale del dominio e del potere che, dunque, non vogliamo sentire più.

Perché noi non siamo femmine, noi siamo DONNE e siamo tutte diverse.

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